. RETE Imprese sul referendum bocciato

occasione persa per Lama Mocogno e Montecreto ma proseguire in tutta la provincia nell’impegno per le fusioni dei piccoli comuni

“Prendiamo ovviamente atto dell’esito del referendum, che per uno scarto minimo di voti in uno dei due comuni interessati, non ha dato il via libera al progetto di fusione dei comuni di Lama Mocogno e Montecreto: una occasione persa sulla via del rafforzamento delle strutture amministrative, della semplificazione della vita a imprese e cittadini e, soprattutto, sul ritorno agli investimenti”.

Così Rete Imprese, aggregazione tra Cna, Confcommercio, Fam, Confesercenti e Lapam, sulla bocciatura del referendum sulla fusione tra Lama e Montecreto.

“ In sede locale, regionale e nazionale – chiarisce Rete Imprese- continueremo a sostenere, senza se e senza ma, che in una situazione di progressiva riduzione delle risorse finanziarie a disposizione degli enti locali e nella impossibilità di incrementare ulteriormente la pressione fiscale, i processi di integrazione/fusione tra i piccoli comuni sono indispensabili per creare le condizioni più adeguate per la gestione delle funzioni amministrative e per poter garantire la continuità stessa dei servizi ai cittadini e alle imprese”.

“Allo stesso tempo”, puntualizza Rete Imprese, “riteniamo che si debbano intensificare i rapporti di collaborazione tra gli enti locali superando logiche di confine campanilistiche, per arrivare a concretizzare, in diverse realtà del territorio, quei progetti di fusione che, dove già realizzati e sperimentati in territori anche a noi vicini (es. Valsamoggia), hanno prodotto risultati inconfutabilmente positivi anche sul piano degli investimenti”.

“Nel caso specifico del referendum sulla fusione tra Lama e Montecreto”, continua Rete Imprese, va rispettato l’esito della consultazione. Certo le due comunità rinunceranno ad  importanti risorse economiche - quasi 800.000 euro all’anno per dieci anni – previste dalla legge a sostegno delle fusioni tra comuni. Risorse destinate ad investimenti e razionalizzazione dei servizi.

 “Proprio perché sono in gioco gli interessi generali dei cittadini e delle imprese – sottolinea Rete Imprese - chiediamo che finalmente intervenga una normativa nazionale e regionale che regoli in maniera più stringente tali percorsi di integrazione, e vincoli con scadenze temporali ben definite le piccole entità amministrative a realizzare le fusioni. 

Questa esperienza referendaria induce comunque ad avviare una discussione più approfondita sul tema delle aggregazioni tra i comuni del Frignano. Certamente, di fronte a nuove consultazioni su altre auspicabili aggregazioni in ambito provinciale, dovrà esserci il massimo impegno per favorire confronti di merito e per fornire ai cittadini tutti gli elementi informativi necessari per pronunciarsi con piena cognizione di causa su scelte cruciali che riguardano gli interessi generali della collettività e delle imprese.

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