. Nel 2014 fallite 580 imprese. Colpite soprattutto edilizia e commercio

L’anno precedente erano state 491. Dal 2009 i fallimenti sono stati 2.707.

Un fisco sempre più esoso, l’accesso al credito ancora difficile, i consumi interni che continuano a calare, l’export che stenta a decollare. In un quadro economico complicato e con la ripresa che ancora non arriva, sono sempre più numerose le imprese che non ce la fanno più. Gettano la spugna e portano i libri in tribunale. Sono state 580 le aziende che sono fallite nel 2014, quasi due al giorno, con una crescita costante negli ultimi tre anni. Infatti nel 2012 i fallimenti sono stati 438 e nel 2013 491. In Italia lo scorso anno i fallimenti sono stati 15.605 rispetto ai 14.269 del 2013. Ad affermarlo Cna e Confartigianato  Marche che hanno elaborato i dati Cribis sui fallimenti in Italia nel 2014.

“Negli ultimi dodici mesi - sostengono i segretari regionali Cna Marche, Otello Gregorini e Confartigianato Marche, Giorgio Cippitelli - ci sono stati 81 fallimenti in più rispetto all’anno precedente, con conseguenze pesanti per gli oltre 1.500 dipendenti rimasti senza lavoro ma anche per i clienti ed i fornitori delle imprese fallite, che a volte, di fronte alla perdita dei crediti, rischiano di fare la stessa fine delle aziende insolventi. Un dramma, quello delle imprese vittime delle procedure fallimentari, che dal 2009, ha riguardato nella nostra regione 2.707 aziende.”

La maggior parte dei fallimenti ha coinvolto piccole aziende artigiane e commerciali, con i titolari che, non potendo contare sugli ammortizzatori sociali, sono andati ad ingrossare i numeri dei disoccupati, portandosi dietro i loro dipendenti ed un futuro tutto da inventare. I settori che lo scorso anno maggiormente coinvolti dai fallimenti aziendali, sono stati l’edilizia, il commercio, i ristoranti e bar, l’autotrasporto, l’abbigliamento e le calzature.

“E’ fondamentale - dichiarano Cippitelli e Gregorini - intervenire prima che le imprese siano costrette a portare i libri in tribunale, favorendone l’accesso al credito attraverso l’operato dei Confidi che vanno rafforzati patrimonialmente dalla Regione, perché solo attraverso le garanzie che loro forniscono alle banche, le imprese possono accedere ai finanziamenti indispensabile ad evitare crisi di liquidità e superare la fase di difficoltà finanziaria”.

Ma cosa possono fare le imprese per affrontare la crisi ed evitare di portare i libri in tribunale? Secondo Cna e Confartigianato Marche è necessario provare a fare investimenti mirati, scegliere con attenzione i propri clienti e puntare su innovazione ed internazionalizzazione.

“Purtroppo - concludono Gregorini e Cippitelli - percorrere queste strade non è agevole per tutti. Vi sono settori nevralgici per l’economia delle Marche e tradizionalmente anticiclici, come l’edilizia, che per ripartire avrebbero bisogno di un supporto finanziario e di risorse pubbliche che continuano a restare bloccate e che non consentono la ripartenza di migliaia di imprese di questo comparto che darebbe ossigeno a tutto il tessuto economico regionale”.

 

MARCHE,  LE IMPRESE CHE FALLISCONO

 

 

 

 

 

2012

2013

2014

var% 12-13

var% 13-14

 

 

 

 

 

 

I trimestre

113

136

154

20,4

13,2

II trimestre

116

110

127

-5,2

15,5

1SEMESTRE

229

246

281

7,4

14,2

III trimestre

85

86

98

1,2

14,0

IV trimestre

124

159

201

28,2

26,4

TOTALE

438

491

580

12,1

18,1

Fonte: Elaborazioni Cna e Confartigianato su dati Cribis

 

 

 

REGIONI

Totale Numero

Fallimenti

2014

 

Totale Fallimenti

da 01/01/2009

 

Lombardia

3.379

16.578

Lazio

1.721

7.717

Campania

1.315

6.135

Veneto

1.313

6.879

Toscana

1.205

5.492

Piemonte

1.175

5.439

Emilia Romagna

1.124

5.708

Sicilia

894

4.185

Puglia

762

3.553

Marche

580

2.707

Liguria

356

1.554

Calabria

332

1.681

Abruzzo

323

1.711

Sardegna

307

1.394

Umbria

259

1.267

Friuli Venezia Giulia

241

1.607

Trentino Alto Adige

187

893

Basilicata

68

341

Molise

47

258

Valle D’Aosta

17

76

ITALIA

15.605

75.175

Fonte: Elaborazioni Cna e Confartigianato su dati Cribis

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