. La Presidente CNA La Spezia Federica Maggiani sulla ripresa del settore della nautica.

L’osservatorio nazionale attesta che la nautica è in ripresa.

Un dato senz’altro vero, anche se cela un altro aspetto che emerge guardando il settore sotto un’altra luce. Un’analisi utile affinché la città colga il reale valore aggiunto del settore nautico nel territorio e ne faccia il perno del progetto per diventare realmente un Polo di eccellenza del Mediterraneo.

Sono due gli elementi da cui partire: il nostro parco nautico è costituito per il 92% da unità inferiori a 10 metri e la ripresa, invece, parte dal comparto dei grandi yacht. Due segmenti apparentemente slegati ma che nella realtà hanno un comune denominatore costituito dalle piccole e medie imprese e dalle imprese artigiane che compongono la filiera della nautica dall’impiantista al serramentista, dal motorista al tappezziere, dal creatore di scafi a altre professioni essenziali.

Queste imprese con la loro professionalità ed esperienza lavorano attorno all’imbarcazione fino a 10 metri e nella situazione pre-crisi, talvolta, hanno costruito scafi di questa dimensione nel proprio cantiere ma prevalentemente “prestano” la propria attività nei grandi cantieri. È grazie a queste imprese e alle loro competenze e capacità professionali che il grande marchio può promuovere il suo “Mega Yacht di qualità”. Ma non è tutto oro quello che luccica: in questo caso non vale l’assioma per cui “chi compra il grande yacht è ricco quindi questo settore è ricco”, anzi la verità è ben diversa. È questa la grossa differenza con la situazione pre-crisi con cui è necessario fare i conti per evitare che moltissime eccellenze, riuscite a sopravvivere facendo perno sulla qualità, restino stritolate da un sistema che da una parte “le lusinga”, basando le operazioni di marketing proprio sul loro saper fare italiano, e dall’altro le costringe a lavorare a prezzi e a ritmi che non potranno di fatto sopportare a lungo.

Per rendere l’idea di quanto pesi l’apporto delle piccole imprese basta ricordare che le grandi sigle affidano grossa parte della costruzione a ditte esterne, con un rapporto tra diretti ed indiretti che è in media di 40 a 60, raggiungendo spesso punte anche più altre. Tradotto in valori occupazionali: un cantiere che dichiara di occupare 800 addetti in effetti ne ha a libro paga circa 300, i restanti sono dipendenti di altre imprese e il più delle volte non vantano i soliti diritti né tanto meno le solite tutele in caso di perdita dell’occupazione.

In queste condizioni è ineluttabile che le imprese della filiera non possano sostenere i costi e gradualmente vengano sostituite da chi lavora a prezzi inferiori a discapito della professionalità e della tutela della manodopera. Un processo che è già pericolosamente in atto.

Una analisi semplicistica punterebbe il dito sull’incapacità delle piccole imprese fornitrici di far fronte comune, ma è necessario ricordare che nel momento di grave sofferenza attraversato la priorità era sopravvivere.

Ora è il momento di ripensare le modalità organizzative del comparto proprio perché guardiamo all’inizio di un periodo positivo. Prima del 2008 la nautica cresceva talmente tanto che si sono affacciate al mercato moltissime nuove imprese, spesso senza la necessaria conoscenza del settore. Allora sì che era una filiera ricca, anche nei segmenti meno gratificanti, come ad esempio quello della resinatura.

Poi è arrivato il 2008 e gli anni terribili che sono seguiti e che hanno falciato tante realtà “giovani” così come aziende storiche.

Chi è “rimasto” non è rimasto per caso, ma perché ha stretto i denti, ha lavorato ai limiti del sopportabile, senza però mai perdere di vista la bussola, ovvero rimanendo ancorato alla professionalità e alla competenza per poi poter ripartire.

Ci sarà una ripresa duratura solo se riusciamo a preservare tutti assieme, sia grandi cantieri che imprese della filiera medie e piccole, il vero valore di questo settore: il made in Italy. Ricordando sempre il famoso 92% di cui fanno parte anche le flotte dedicate al turismo nautico è intuibile che il segmento ripartirà solo se le imprese medie piccole e quelle artigiane potranno continuare ad esistere.

Siamo convinti che sia necessario riconoscere la consistenza reale del comparto e iniziare a dare il dovuto valore alla filiera: di questo tratterà il V° rapporto nazionale CNA della Nautica che verrà presentato a Viareggio nel prossimo mese di maggio.

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