. CNA Fita sulla vicenda del rimorchio rubato: “Bene l’epilogo positivo. Ma per chi lavorava il ladro del rimorchio?”

L’appello del presidente Zambelli: “Maggiore responsabilità nell’affidare i lavori e la richiesta di tutti i certificati a norma di legge”

“Bene l’epilogo della vicenda del rimorchio rubato recuperato dai carabinieri di Sant’Ilario nella zona industriale di Calerno e restituito alla legittima proprietaria. Resta però un dubbio: per chi lavorava il 33enne pluripregiudicato che usava il mezzo rubato?”. Sante Zambelli, presidente CNA Fita Reggio Emilia, interviene sulla notizia del giorno, che seppur “a lieto fine”, mette in luce una battaglia di cui da tempo si fa portavoce l’associazione degli autotrasportatori.

“Il punto debole della vicenda – continua Zambelli - è il senso di responsabilità dei committenti nell’affidare i lavori. L’apertura di una partita Iva fittizia e l’uso di documenti falsi non possono essere a conoscenza dei committenti, ma l’assenza del DURC, un certificato obbligatorio e rilasciato solo dopo opportune verifiche degli enti preposti, denota una leggerezza da parte del committente non giustificabile. La legalità delle operazioni è fondamentale in ogni settore e per ogni azienda, a maggior ragione quando si tratta di persone che circolano sulle nostre strade”.

L’appello del presidente di CNA Fita è dunque quello di chiedere sempre tutta la documentazione necessaria che attesti regolarità e affidabilità delle persone a cui vengono affidati i trasporti.

Scoprire le irregolarità nell’anello finale del cerchio – conclude il presidente della CNA Fita reggiana - non elimina il problema alla radice. Non possiamo farci trarre in inganno da un prezzo leggermente inferiore. E’ un diritto e un dovere operare nel pieno rispetto delle regole, ne va del nostro lavoro e della sicurezza sulle strade”.

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