. SLITTA DI UN ANNO L’ENTRATA IN VIGORE DEL CODICE DELLA CRISI D’IMPRESA – NOMINA DELL’ORGANO DI CONTROLLO AL 29 GIUGNO 2020

Il decreto legge 8 aprile 2020 n. 23, cd decreto liquidità, ha introdotto alcune importanti misure dirette a salvaguardare la continuità aziendale delle imprese e ad evitare nei prossimi mesi un numero esponenziale di fallimenti causati dagli effetti economici dell’emergenza sanitaria Covid-19. 

Tra queste misure, vi rientra senz’altro il rinvio al 1° settembre 2021 dell’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa che, come è noto, sarebbe dovuto entrare in vigore il 15 agosto 2020.

Preme ricordare che con un precedente decreto-legge era già stato differito al 15 febbraio 2021 l’entrata in vigore degli obblighi di segnalazione posti a carico dei sindaci/revisori e dei creditori pubblici qualificati  (agenzia entrate, inps ed agente della riscossione) - previsti dal Codice stesso (artt. 14 e 15) per evitare che un eccessivo numero di imprese ricadesse nell’ambito di applicazione di tali misure (Articolo 11 Decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9).

Il decreto liquidità riallinea i termini, rinviando l’applicazione di tutte le nuove disposizioni del Codice, inclusi quindi gli obblighi di segnalazione, al 1° settembre 2021. Il tutto avviene apportando una modifica al comma 1° dell'art. 389 (entrata in vigore) del Codice della crisi d’impresa.

Le ragioni dello slittamento sono ben evidenziate nella relazione illustrativa di accompagnamento al decreto.

In primo luogo, il rinvio dell’entrata in vigore mira ad evitare che il buon funzionamento dei nuovi istituti e di quelli riformati possa essere pregiudicato dalla straordinaria situazione di crisi del sistema economico, causata dalla pandemia in corso, determinando l’insuccesso della riforma.

Il sistema dell'allerta è stato, infatti, concepito nell'ottica di un quadro economico stabile, all'interno del quale, quindi, la maggior parte delle imprese non sia colpita dalla crisi, e nel quale sia possibile conseguentemente concentrare gli strumenti predisposti dal Codice esclusivamente sulle imprese che presentino criticità. In una situazione come quella attuale, invece, dove gran parte del tessuto economico risulta colpito dalla crisi, gli indicatori per l’emersione della crisi non sarebbero in grado di svolgere un ruolo selettivo, generando effetti potenzialmente sfavorevoli e dannosi.

 

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